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IL
FOTODANNO SOLARE CRONICO E IL CONTROLLO E LA GESTIONE TERAPEUTICA DEI PRECURSORI
DEL CARCINOMA CUTANEO

CONCETTO
PAOLO AGNUSDEI
Specialista in Dermatologia
La cheratosi solare (KS) è contemporaneamente l'evento iniziale e il punto
di arrivo del processo di danneggiamento della struttura cutanea, generato dalla
cronica esposizione al sole.
La radiazione solare,
dopo essere stata assorbita dall'epidermide negli strati di cellule più
profondi della stessa cede energia che interagisce con il materiale genetico delle
strutture nucleari delle cellule, provocando la formazione di molecole abnormi.
Queste, al momento della reduplicazione del materiale genetico, danno luogo a
frammenti di DNA anomalo (mutazione) che sono l'evento iniziale del processo carcinogenetico.
Le cellule interessate
perdono l'inibizione da contatto ed i messaggi genici di differenziazione e maturazione.
Questo realizza una condizione definita displasia che si esprime con tre differenti
livelli di gravità - lieve, media e grave - che rappresenta il passaggio
dal tessuto normale verso la neoplasia. Senza scendere in ulteriori dettagli possiamo
sostenere che su un terreno displastico l'evento più comune a verificarsi
sia la nascita di un clone cellulare tumorale.
Il quadro cutaneo
della cheratosi solare si caratterizza per la presenza di pelle nelle quali diventa
percettibile visivamente il fenomeno della desquamazione. Questa desquamazione
sormonta spesso un'area di arrossamento e avviene in modo più o meno continuo.
Nell'ambito delle chiazze desquamanti, talvolta sono evidenti punti d'erosione
ricoperti da croste siero ematiche. Le aree più colpite sono il volto,
gli avambracci e il dorso delle mani.
La desquamazione
spesso si alterna a zone di melanosi (macchie brune) e aumento della rugosità
fine e profonda del tegumento che è maggiormente evidente nelle regioni
di plica d'espressione (fronte, regioni zigomatiche, radice e dorso del naso,
guance). Aree particolari sono invece la regione nucale nella quale predomina
il fenomeno dell'elastosi, ed il labbro inferiore. In quest'ultimo la cheratosi
assume un aspetto particolare e viene definita come cheilite attinica cronica
ed è certamente peggiorata dal tabagismo e dall'assunzione di alcool.
Il Molise è
una regione situata in una fascia di clima temperato continentale con una popolazione
dedita prevalentemente all'agricoltura. Ciò comporta un livello di esposizione
media annua maggiore di quello a cui è sottoposta una popolazione di altre
parti d'Italia ad attività produttiva essenzialmente industriale.
Bisogna considerare
discretamente importante il fototipo medio della popolazione che è essenzialmente
chiaro. Questo è tanto più evidente nelle aree costiere della regione.
In questa fascia di territorio sono presento nuclei etnici di origine slava che
sono di certo maggiormente interessati dal problema.
Altri fattori che
influenzano la precocità di instaurazione del danno sono legati a comportamenti
soggettivi correlati a modelli culturali. Negli ultimi dieci anni si può
certo ritenere che sia aumentato nella popolazione considerata la sensibilità
nei confronti di questo disturbo cutaneo ritenuto minore e la consapevolezza della
necessità di un consulto e di un intervento medico specialistico.
L'intervento medico
mira, oltre che a compensare il danno raggiunto, a chiarire la necessità
di modificare alcuni comportamenti in ragione anche delle mutate condizioni climatico
ambientali (inquinamento-buco dell'ozono). Certamente l'aumento d'incidenza e
prevalenza di questa patologia è salito negli ultimi dieci, venti anni
sotto la spinta delle cause menzionate.
L'età di
comparsa si è certamente abbassata intorno alla quarta decade di vita.
Questo spiega l'aumentata incidenza di epiteliomi in età più precoce,
appunto quarta e quinta decade di vita.
L'intervento del dermatologo deve perciò esplicarsi su tre punti fondamentali:
la diagnosi, la cura e la prevenzione, quest'ultima è certamente condizionata
dal livello socio culturale del paziente, poiché questo influenza l'efficacia
del counseling attuato. La diagnosi si giova della semplice visita clinica, che
può essere completata da un esame strumentale relativamente poco invasivo
e poco costoso che è l'esame citologico. Questo permette di verificare
la displasia, il suo livello di gravità ovvero la presenza di cellule tumorali
già eventualmente presenti. L'esito dell'intervento diagnostico condiziona
il comportamento terapeutico che si giova dell'uso di numerosi farmaci topici
efficaci che hanno come obiettivo la distruzione delle aree epidermiche coinvolte
e la sostituzione di esse con epidermide rigeneratasi dalle aree circostanti ancora
non affette. Altre modalità terapeutiche prevedono l'impiego della terapia
fisica e cioè dell'uso della criochirurgia con azoto liquido o della diatermoelettrocoagulazione
e del laser chirurgico a CO2. La prima è certamente preferibile non richiedendo
anestesia né medicazioni topiche post intervento. Essendo inoltre ben tollerata
e pressoché priva di complicanze locali e generali, fra le quali conviene
ricordare in particolar modo la remota possibilità di esiti cicatriziali
esteticamente sgradevoli. E' implicito che il ricorso all'atto chirurgico canonico
sia limitato ai casi di dimostrata evoluzione delle lesioni verso il carcinoma.
Il terzo punto
d'intervento si basa sulla spiegazione in grandi linee dei meccanismi che generano
il disturbo e sulla esortazione ad adottare comportamenti idonei e all'uso di
topici protettivi che riducano l'assorbimento della radiazione solare. E' certamente
il compito più difficile che ci si pone, considerato che il danno solare
accumulato nell'epoca precedente alla visita comunque tende a generare nuove lesioni
che possono indurre erroneamente il paziente a ritenere inutile il rispetto dei
consigli ricevuti.
Certamente è
il livello d'impegno che si pone nella spiegazione dei meccanismi di danno solare
che promette i risultati più soddisfacenti in termini di farmaco-economia
poiché andrebbe a incidere in maniera significativa sui costi correlati
al numero di interventi specialistici richiesti sotto forma di visite, di prestazioni
di tipo chirurgico e sui costo do gestione farmacologia del problema, considerato
che tali farmaci richiedono trattamenti di durata medio lunga (mesi) che sono
costosi e gravati anche da una relativa incostanza di risultato, legata alla capacità
individuale del paziente nell'eseguire correttamente le medicazioni prescritte.
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