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LA
CHIRURGIA DEI TUMORI CUTANEI

Ettore
Lalli , olio su compensato. 1930.
PASQUALE FRUSCELLA
La chirurgia dei tumori cutanei impegna il chirurgo plastico a restituire l'integrità
fisionomica dopo l'avulsione della neoplasia. In queste domande e risposte sono
descritti i metodi di prevenzione e cura delle patologie tumorali più frequenti.
Quali fattori ambientali inducono l'insorgenza di tumori
cutanei?
L'eccessiva esposizione alla luce solare è il più importante fattore
di rischio per le neoplasie della pelle. I raggi solari, che promuovono tutti
i cicli vitali sulla Terra, sarebbero un cocktail letale di radiazioni elettromagnetiche
se non fossero filtrati dallo strato d'ozono atmosferico, che trattiene il 95%
degli ultravioletti. La luce che arriva sulla Terra ha, quindi, una composizione
diversa da quella in origine emessa dal sole.
Il benefico strato d'ozono atmosferico impedisce il passaggio degli ultravioletti
nocivi, con lunghezza d'onda tra 200 e 280 nm (UVC), facendo passare gli UVA (280/320
nm) e gli UVB (320/400), meno aggressivi, ma non del tutto privi degli effetti
fotochimici che alterano il patrimonio genetico delle cellule.
Altro elemento importante è il contatto con sostanze chimiche, come gli
psoraleni e con inquinanti dispersi nell'atmosfera.
Si può essere predisposti alle neoplasie della pelle?
La predisposizione genetica svolge un ruolo predominante nel melanoma.
Inoltre, i soggetti di carnagione chiara, occhi azzurri o verdi e capelli biondi
o rossi sono più vulnerabili alle radiazioni solari, perché meno
protetti da quella sorta di pellicola antisolare naturale, equivalente al filtro
di ozono atmosferico, che è la melanina.
L'uso delle creme antisolari ci protegge dalle radiazioni ultraviolette?
La semplice idratazione della pelle è, di per sé, un
mezzo di difesa contro gli effetti nocivi delle radiazioni. Le creme antisolari
svolgono una protezione supplementare, dimostrata statisticamente in popolazioni
con alta incidenza di neoplasie cutanee che hanno cominciato ad utilizzarle. Tuttavia,
anche le creme a "blocco totale" non garantiscono una barriera completa
agli ultravioletti. Esse sono, come abbiamo detto, un elemento aggiuntivo di difesa
che non deve far dimenticare la prima regola: quella di evitare la scottatura,
che è una vera e propria ustione di primo grado se produce solo arrossamento,
e di secondo grado se provoca bolle. La scottatura è il segno evidente
dell'effetto fotochimico degli ultravioletti, vale a dire dell'alterazione da
essi prodotta sul DNA delle cellule, che può causare neoplasie anche a
distanza di decenni.
Qual è, allora, il modo migliore di esporsi ai
raggi solari?
Il sole è la fonte d'energia per il nostro pianeta, e il nostro corpo può
essere visto come un specie di batteria ricaricabile dai raggi solari. Questo
non significa che se ne debba fare indigestione, come è oggi di moda. Affinché
l'esposizione al sole abbia effetti elioterapici e non fotochimici, è bene
seguire le indicazioni del medico, che studierà lo stato di salute della
pelle e il fototipo, cioè la reattività del paziente alle radiazioni
ultraviolette.
Che cos'è la cheratosi solare?
E' una lesione maculo-papulare, vale a dire una macchia in rilievo sulla pelle,
ben circoscritta, di colore marroncino, che si sviluppa specialmente nelle zone
del corpo esposte al sole, (foto 8). La neoformazione, che può degenerare
in carcinoma, è inizialmente benigna e può essere asportata facilmente
con il courettage, il peeling, la dermoabrasione e il 5-fluorouracile.
Quali segnali suggeriscono una possibile trasformazione
neoplastica dei nei?
I nei possono subire alterazioni memorizzabili con le prime cinque lettere dell'alfabeto:
A- asimmetria, B- bordi irregolari, C- colore variegato, D- diametro maggiore
di 6 mm., E- elevazione. Queste variazioni di forma e di colore, accompagnate
o non da sanguinamento e prurito, possono rappresentare i segnali di una trasformazione
neoplastica. In questi casi è necessario asportare la lesione e sottoporla
ad esame istologico.
Come
si riconoscono le altre neoplasie della pelle?
Il riconoscimento precoce di neoplasie maligne si ottiene,innanzi tutto,
con l'autocontrollo.
Qualunque neoformazione non facilmente identificabile, come ad esempio una pustolina
da acne, non deve essere manipolata e va affidata alle cure del medico specialista,
che oggi utilizza strumenti ottici in grado di tipizzare precocemente le anomalie
cutanee.
Perché la frequenza dei tumori della pelle è in aumento?
Lo strato d'ozono atmosferico, che seleziona i raggi solari benefici da quelli
nocivi, si sta assottigliando per azione dei gas di scarico delle automobili e
delle industrie. A questo si aggiunga la menzionata moda di iper-esporsi alle
radiazioni solari e, infine, il ruolo mutageno svolto da alcuni prodotti chimici.
L'aumento del numero delle neoplasie rilevate si deve, tuttavia, anche alla tempestività
con cui oggi si arriva alla diagnosi.
Qual
è il trattamento chirurgico dei melanomi?
La terapia chirurgica è condizionata dalla profondità del melanoma.
La lesione deve essere asportata insieme con una quantità di pelle che
va dal mezzo centimetro ai quattro.
Che cos'è la tecnica del linfonodo sentinella?
E' una tecnica che permette di individuare le micrometastasi del melanoma (e di
altri tumori) nei linfonodi, al fine di praticare una linfoadenectomia precoce.
Qual è la terapia chirurgica dei carcinomi della pelle?
A seconda dell'estensione, della localizzazione e del tipo di carcinoma (i carcinomi
a cellule basali, nello stadio iniziale, sono molto meno pericolosi dei carcinomi
a cellule spinali derivanti dallo strato malpighiano), si praticano tecniche differenti:
dal semplice courettage, all'elettrodessicazione, alla crioterapia, alla tecnica
di Mohs, all'asportazione chirurgica.
Quali sono le tecniche ricostruttive dopo l'asportazione dei tumori cutanei?
Dopo l'asportazione della neoplasia permane una perdita di sostanza di vario spessore,
che dev'essere riparata a scanso di deturpazioni fisionomiche. Le tecniche di
chirurgia plastica sono numerosissime. Per la ricostruzione del viso, sono allestiti
lembi basati sulle unità fisionomiche. La perdita di sostanza della foto
6, esito dell'asportazione di un carcinoma dell'emipiramide nasale, è stata
riparata con un lembo peduncolato della fronte; la foto 3 mostra un lembo nasolabiale,
utile per le ricostruzioni delle narici.
Ogni intervento è pianificato singolarmente, con l'ausilio di studi fotografici
e cefalometrici. I pazienti anziani, che presentano la maggiore incidenza di queste
patologie, sono anche quelli in cui la riparazione è più agevole,
grazie alla scorrevolezza tessutale e le cicatrici più sottili.
Quali
sono le maggiori difficoltà nella ricostruzione?
La complessità della ricostruzione dipende da quella della struttura anatomica
interessata. L'orecchio, ad esempio, che ha forma convoluta, esige particolari
accorgimenti tecnici. Il cuoio capelluto, a causa della sua rigidezza, richiede
spesso l'applicazione di apparecchi che espandono la pelle, (foto 7).
Anche per la ricostruzione della mammella esistono numerose opzioni tecniche,
che dovranno essere selezionate caso per caso, allo scopo di conservare la simmetria
tra le due mammelle e la naturalezza del complesso areola-capezzolo, quando questo
sia stato asportato.
Infine, gli interventi di ricostruzione degli arti inferiori sono tanto più
complessi quanto più la lesione è distale, vale a dire vicina alle
estremità. In questi casi ci si serve spesso di tecniche microchirurgiche.
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