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RISCHI DA SOSTANZE CHIMICHE

Ettore
Lalli , olio su compensato. 1930.
SILVIO
DI PIETRO
Chimico Industriale
La maggior parte
delle persone sarebbe disposta a sottoscrivere la frase seguente senza alcuna
riserva mentale.
Il motivo di quanto
esposto è dovuto alla scarsa conoscenza della chimica, disciplina poco
conosciuta dai più in quanto trascurata nei programmi scolastici delle
scuole dell'obbligo e presente solo nelle scuole secondarie superiori per poche
ore settimanali.
In realtà la nostra stessa esistenza dipende da un numero enorme di reazioni
chimiche che avvengono continuamente nel corpo umano. Il cibo che mangiamo è
la fonte di tutto quello che necessita per la vita ed è dalla sua trasformazione
chimica che i bambini crescono e i tessuti si rinnovano.
L'idea generale che si ha della chimica non è mai legata al suo aspetto
naturale, ma viene sempre collegata a quelle immagini negative che spesso le vengono
associate: inquinamento atmosferico e ambientale, intossicazioni alimentari, cancro,
come se la causa di ogni problema fosse da imputare alla chimica e non all'uso,
a volte dissennato, di alcune sostanze chimiche.
Alla scarsa conoscenza
che si ha bisogna aggiungere l'alone di mistero che la circonda fin dai tempi
antichi quando, nel Medioevo, i primi studiosi della materia, gli alchimisti,
erano considerati stregoni, maghi, esseri quasi paranormali.
A partire dagli ultimi anni del XIX secolo, la conoscenza sempre più approfondita
della materia ha permesso ai chimici di "giocare" con gli atomi e creare
in laboratorio decine di migliaia di sostanze chimiche sintetiche che hanno rivoluzionato
la vita dell'uomo nell'ultimo secolo.
Sostanze medicinali, fertilizzanti, insetticidi, fibre tessili, materie plastiche,
conservanti e additivi alimentari hanno migliorato la vita quotidiana della stragrande
maggioranza della popolazione mondiale.
L'altra faccia della chimica, quella purtroppo più conosciuta, ha generato
la dinamite, la tragedia atomica di Hiroshima, le disgrazie di Seveso e Bophal,
il disastro di Minamata, le deformazioni dovute alla Talidomide, i tumori dovuti
ad alcuni additivi alimentari.
Nell'epoca attuale non è più concepibile una società senza
le nuove sostanze chimiche preparate nei laboratori, per cui è necessario
conviverci cercando di evitare quanto più possibile i rischi derivanti
da un loro uso indiscriminato.
Il miglior suggerimento è quello di ascoltare quello che Ippocrate, medico
greco del IV secolo a.C., diceva relativamente alle medicine: <<Ogni medicina
è potenzialmente un veleno, l'unica cosa che divide il suo effetto benefico
da quello venefico è la dose, il quantitativo che si usa.>> Per avvalorare
quanto scritto, si sappia che elementi quali l'arsenico e il selenio, da sempre
conosciuti come nocivi o mortali se assunti in grande quantità, sono necessari,
o almeno utili, se introdotti in piccolissime quantità.
Lo stesso ragionamento vale per tutte le sostanze chimiche artificiali: usarle,
ma non abusarne; servirsene, ma non diventarne servi!
Spesso, però, il contatto con le sostanze chimiche potenzialmente dannose
non è dovuto a una scelta personale, ma accidentale in quanto la qualità
dell'aria, dell'acqua, del suolo e dell'ambiente in genere non dipende dal singolo.
Ogni individuo, invece, può controllare il rischio legato all'assorbimento
volontario del cibo, del fumo, dell'alcol, dei cosmetici, dei prodotti di uso
comune.
Le sostanze chimiche sintetiche
Due cifre servono per capire quanto le sostanze chimiche artificiali abbiano invaso
ogni attività umana. Dalla fine della II Guerra Mondiale a oggi circa 80
000 sostanze chimiche di sintesi sono state immesse sul mercato e ogni anno entrano
in commercio da 200 a 1000 nuovi composti.
Il dato più preoccupante è che, secondo la Commissione Europea,
soltanto il due per cento di queste sostanze sono state sottoposte a sperimentazioni
che ne verificassero i rischi e tutti i test sono stati svolti solo su cavie animali!
L'esperienza ha dimostrato che non è possibile estrapolare da esperimenti
condotti su animali una valutazione attendibile del rischio per gli esseri umani
per cui si ritiene che l'aumento nell'incidenza di parecchie patologie osservato
negli ultimi decenni è da imputare in gran parte all'uso di sostanze chimiche
sintetiche non sufficientemente studiate. Non bisogna poi dimenticare che gli
effetti negativi si possono manifestare, spesso in maniera irreversibile, anche
dopo tempi lunghi di esposizione a basso dosaggio e spesso la tossicità
è provocata dall'uso contemporaneo di sostanze che potenziano l'una con
l'altra la loro azione negativa.
La distinzione tra sostanze dannose e non dannose, sia per la salute che per l'ambiente,
richiede una mole di informazioni notevole, oggetto di numerosi studi interdisciplinari
che devono essere spesso correlati fra loro. Non sempre sono disponibili dati
completi, per cui, a livello internazionale, si va sempre più diffondendo,
il principio cautelativo: ridurre l'esposizione senza attendere la prova sicura
di tossicità, particolarmente nel caso di sostanze persistenti o che tendano
ad accumularsi.
I prodotti chimici sono assorbiti dal corpo o attraverso la pelle o per inalazione
e ingestione, sono quindi trasportati dalla circolazione sanguigna e, se la velocità
con cui l'organismo provvede a eliminarle non è sufficientemente elevata,
possono accumularsi negli organi. Ogni individuo ha una sua soglia di tossicità,
oltre la quale i sistemi deputati all'eliminazione e disintossicazione divengono
insufficienti e le patologie fanno il loro esordio.
Fonti di sostanze chimiche potenzialmente dannose
Un elenco completo delle decine di migliaia di composti chimici sintetici presenti
nella nostra vita quotidiana è, per ovvie ragioni, improponibile. Ci si
limita solo a proporre alcune attività giornaliere che comportano il contatto
con sostanze chimiche potenzialmente dannose.
Tutti i prodotti
utilizzati per le pulizie domestiche contengono tensioattivi e altre sostanze.
Le stime parlano di un consumo per abitante pari a 17-18 kg/anno che dopo il loro
utilizzo ricadono nell'ambiente.
Le benzine usate
per i motori delle automobili prevedevano l'impiego di composti contenenti piombo
con funzioni antidetonanti; questi composti erano immessi nell'aria attraverso
i tubi di scappamento contribuendo all'inquinamento atmosferico; recentemente
il piombo è stato sostituito, nelle benzine "verdi", con nuovi
prodotti che ancora oggi sono oggetto di studi e indagini per quanto riguarda
il loro potere inquinante.
L'industria cosmetica ha sfornato nel tempo una vasta serie di prodotti per i
capelli che contengono sostanze responsabili di numerose allergopatie a livello
cutaneo e respiratorio: alcuni sono usati per la pulizia (shampoo, lozioni, polveri),
altri per mantenere in ordine la capigliatura e per l'acconciatura (oli, pomate,
brillantine, creme, gel, lacche), altri ancora per modificarne la forma e il colore
(ondulazione, messa in piega, stiratura, fissaggio, tintura).
Il fumo di sigaretta
è composta di 4000 sostanze diverse derivanti dalla simultanea combustione
del tabacco e dei conservanti. Le principali, per presenza ed effetti sono: nicotina,
monossido di carbonio, catrame e sostanze irritanti; tutte queste sostanze agiscono
negativamente in generale sull'organismo umano e in particolare sull'apparato
respiratorio e sul cervello.
Il gas usato per la cottura degli alimenti sprigiona ossido di azoto.
Molte attività hobbystiche prevedono l'utilizzo di solventi, polveri di
legno, colle che sviluppano sostanze volatili che vengono inevitabilmente respirate
con possibili conseguenze dannose.
Le faccende domestiche
prevedono l'utilizzo di numerosi prodotti detergenti, lucidanti, deodoranti e
altro tutti altamente irritanti, tossici e inquinanti, per cui è sempre
necessario porre attenzione nel maneggiarli.
Alcune sostanze
contenute nei deodoranti personali, secondo uno studio condotto dell'Università
di Reading, potrebbero addirittura favorire i tumori al seno.
Nella fabbricazione
dei profumi vengono usati circa 5000 sostanze. Molte di esse sono state analizzate
in America dall'Istituto della Ricerca per Materiali di Fragranze per scoprire
la loro sicurezza rispetto alle manifestazioni acute orali, alla tossicità,
all'irritazione, alla sensibilizzazione e fotosensibilizzazione del derma. Anche
in questo caso i test sono stati fatti sulle singole sostanze e non sulle combinazioni,
anche se i fenomeni di sensibilizzazione sembrano essere maggiori nelle associazioni.
In passato due sostanze largamente usate nelle profumazioni, l'AETT (Acetylethyltetramethyltetralin)
e l'Ambrette del Muschio, furono trovate neurotossiche, e quindi vietate, dopo
essere state in uso da 20 anni e da 60 anni rispettivamente.
Gli insetticidi per la casa, venduti sotto forma di bombolette spray, polveri,
strisce, vaporizzatori elettrici, sono simili nella composizione ai pesticidi;
anche quelli a base di piretro, prodotto di origine naturale, hanno un effetto
irritativo.
La naftalina, usata
come antitarme, è tossica anche per inalazione e per contatto, tanto che
in caso di ingestione ne bastano solo 5-15 g per provocare la morte di un individuo
adulto e soli 1-2 g per un bambino.
L'inquinamento
indoor
Altra notevole fonte di sostanze chimiche indesiderate sono gli ambienti chiusi.
La convinzione generale è che un rimedio utile per proteggersi dall'inquinamento
atmosferico, dalle polveri e dallo smog è quello di chiudersi in casa.
Questa idea può addirittura ritenersi dannosa, perché l'inquinamento
interno è dello stesso ordine di grandezza di quello esterno e l'unica
differenza significativa risiede nel destino delle sostanza inquinanti: quelle
che restano in esterno sono sottoposte all'aggressione dei raggi ultravioletti
e quindi si degradano; quelle presenti negli interni, confinate fra le pareti,
rimangono intatte e stabili molto più a lungo!
La maggior parte delle persone trascorre il 90% del tempo nelle case, negli uffici,
nelle scuole, nei locali pubblici. Numerosi sono gli elementi che contribuiscono
all'inquinamento interno, conosciuto con termine inglese indoor pollution, che
è possibile suddividere in tre macrogruppi, quello dei fattori fisici come
l'umidità, la temperatura, la velocità dell'aria, quello dei contaminati
biologici, batteri, virus funghi e muffe e infine quello dei contaminati chimici
come radon, fibre minerali, formaldeide, ossidi e mercurio, sostanze derivanti
dai processi di produzione e uso e di plastiche, colle, vernici, detersivi, cosmetici
e altri prodotti di uso quotidiano.
Molti contaminanti chimici sono spesso presenti nei materiali di costruzione degli
edifici; il tufo, molto adoperato nel centro e nel sud Italia, è ricco
di radon, un gas radioattivo naturale decisamente cancerogeno; l'amianto, fino
a 40 anni fa obbligatoriamente inserito nel gesso come componente ignifugo, è
vietato in Italia solo dal 1994 in quanto può provocare l'asbestosi e il
cancro al polmone".
La chimica e gli alimenti
Il problema più serio, comunque, riguarda le sostanze introdotte attraverso
il cibo. Nessuno può vivere senza mangiare e oggi è sempre più
difficile reperire sul mercato prodotti che non contengano sostanze chimiche estranee
alla composizione naturale dell'alimento.
Molte sostanze vengono intenzionalmente aggiunte agli alimenti in fase di preparazione,
altre vi si trovano perché derivanti dall'ambiente nel quale il cibo è
stato prodotto.
Le industrie alimentari, per venire incontro alle esigenze della vita moderna,
preparano una serie di alimenti che possono essere velocemente approntati al momento
del consumo. Problemi di conservazione e di distribuzione impongono l'aggiunta
di sostanze che preservano i cibi per un tempo ragionevolmente lungo. Tali sostanze
intenzionalmente aggiunte agli alimenti sono gli additivi, che, vengono definiti
dal DM n. 525 del 06.11.1992 come: - qualsiasi sostanza normalmente non consumata
come alimento, in quanto tale, e non utilizzata come ingrediente tipico degli
alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta
intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico, nelle fasi di
produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto
o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere diventi,
essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o
indirettamente. -
Le funzioni degli additivi sono elencate nell'allegato II dello stesso decreto
<<Coloranti, conservanti, antiossidanti, emulsionati, sali di fusione, addensanti,
gelificanti, stabilizzanti, esaltatori di sapidità, acidi, correttori di
acidità antiagglomeranti, amidi modificati, edulcoranti, agenti lievitanti,
antischiumogeni, agenti di rivestimento, agenti di trattamento della farina, agenti
di resistenza, umidificanti, sequestranti, enzimi, agenti di carica, gas propulsore
e gas d'imballaggio.>>
Gli additivi sono indicati con una sigla alfanumerica formata dalla lettera "E"
seguita da tre cifre (per esempio E210 indica il conservante acido benzoico).
Le sostanze, invece, che sono presenti negli alimenti, in maniera del tutto indesiderata
sono:
" i residui dei fitofarmaci, più noti come pesticidi, utilizzati per
proteggere le colture dai parassiti;
" i residui dei fertilizzati, usati abbondantemente in agricoltura, presenti
nelle acque potabili;
" tracce di metalli pesanti (cadmio, mercurio) che possono trovarsi nel terreno
o nelle acque di irrigazione derivanti da lavorazioni industriali o da discariche
non controllate;
" le molecole cedute dai materiali, in massima parte plastici, usati per
il confezionamento;
" le sostanze cancerogene, gli idrocarburi policiclici aromatici derivate
dalla combustione delle sostanze organiche, che si formano durante la cottura
alla piastra o alla brace quando una parte dell'alimento si carbonizza.
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