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Espansione
Tessutale Controllata
La pratica dell'espansione
e dell'allungamento di parti del corpo è stata, ed è tuttora praticata,
da popolazioni tribali indonesiane, africane e pellerossa che allungano il collo
delle donne con anelli sovrapposti, i lobuli auricolari e le labbra inserendo
nella cute dischi di diametro via via maggiore ed il cranio dei neonati, avvolgendolo
con strisce di pelle.
Charles
Neumann, chirurgo di New York, è stato il
primo, nel 1956, ad impiantare sottocute un pallone riempito
d'aria per finalità ricostruttive.
L'espansione tessutale
controllata (ETC) è
una tecnica chirurgica che utilizza dispositivi gonfiabili
al fine di ottenere un aumento progressivo della superficie
dei lembi cutanei.
L'ETC,
mantenuta entro limiti compatibili con il normale trofismo
tessutale riduce il volume del liquido interstiziale, sollecita
la deformazione viscoelastica,
induce la sintesi di DNA,
aumenta l'indice mitotico cellulare
e la sintesi di collagene, promuovendo il reclutamento dei
tessuti limitrofi.
La
scelta della sede d'impianto dell'espansore
è subordinata alle caratteristiche anatomo-funzionali
della regione interessata, alla collocazione e forma della
cicatrice definitiva ed, infine, alla forma e dimensione dell'espansore
prescelto.
Gli espansori sono
provvisti di un port attraverso il quale si inietta periodicamente soluzione fisiologica
sterile. Il port può essere integrato all'espansore o collegato a questo
mediante un tubicino. La scelta del tipo d'espansore è condizionata dalla
regione anatomica, dalle dimensioni e alla direzione delle linee d'espansione
che si prevede di raggiungere.
L'espansione
cutanea è una tecnica particolarmente utile nelle chirurgia
ricostruttiva del cuoio
capelluto, della regione
mammaria, della piramide
nasale, del padiglione
auricolare e quando si desideri facilitare l'allestimento
di lembi
d'avanzamento. Mentre è interdetto il
loro uso in regioni limitrofe a neoplasie, sottoposte ad innesti
cutanei o irradiate.
© AIRPT 2002
Il
riempimento degli espansori comincia dieci
giorni circa dopo l'impianto, poiché si
deve consentire la guarigione per prima dell'incisione chirurgica
e un adattamento e stabilizzazione dell'impianto ai tessuti
ospiti che iniziano subito a circondarlo con una capsula fibrosa.
La
velocità dell'espansione
è variabile, poiché dipende dalla tensione e
dall'elasticità dei tessuti e dalla presenza di nervi
che possono essere compressi e, dunque, danneggiati. La dose
di liquido che si inietta nell'espansore non deve indurre
dolore, poiché questo indica che si è superata
una soglia compatibile con il trofismo tessutale. In genere
se la pressione si mantiene intorno ai 20 mmHg non
ci sono rischi di ischemia.
©
Associazione Italiana Ricerche sulla Plasticità
Tessutale.
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