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CHIRURGIA
DEI TUMORI CUTANEI
DR.
P. FRUSCELLA © 2004
FATTORI
DI RISCHIO E PREDISPOSIZIONE GENETICA
Il più importante
fattore di rischio per le neoplasie della pelle è rappresentato dall'eccessiva
esposizione alla luce solare. I raggi solari, che promuovono tutti
i cicli vitali sulla Terra, sarebbero un cocktail letale di radiazioni elettromagnetiche
se non fossero filtrati dallo strato d'ozono atmosferico,
che trattiene il 95% degli ultravioletti. La luce che arriva sulla Terra ha, quindi,
una composizione diversa da quella in origine emessa dal sole.
Il benefico strato
d'ozono atmosferico impedisce il passaggio degli ultravioletti nocivi, con lunghezza
d'onda tra 200 e 280 nm (UVC), facendo passare
gli UVA (280/320 nm) e gli UVB
(320/400), meno aggressivi, ma non del tutto privi degli effetti fotochimici che
alterano il patrimonio genetico delle cellule.
L'ozono atmosferico,
che seleziona i raggi solari benefici da quelli nocivi, si sta assottigliando
per azione dei gas di scarico delle automobili e delle
industrie. A questo si aggiunga la moda di iper-esporsi alle radiazioni
solari e, infine, il ruolo mutageno svolto da sostanze chimiche e da
inquinanti dispersi nell'atmosfera.
L'aumento del numero delle neoplasie rilevate si deve, tuttavia, anche alla tempestività
con cui oggi si arriva alla diagnosi.
La predisposizione
genetica svolge un ruolo predominante nel melanoma; inoltre, i soggetti
di carnagione chiara, occhi azzurri o verdi e capelli biondi o rossi sono più
vulnerabili alle radiazioni solari, perché meno protetti da quella sorta
di pellicola antisolare naturale, equivalente al filtro di ozono atmosferico,
che è la melanina.
COME
ESPORSI AI RAGGI SOLARI
Il sole è la fonte d'energia per il nostro pianeta, e il nostro corpo può
essere visto come un specie di batteria ricaricabile dai raggi solari. Questo
non significa che se ne debba fare indigestione, come è oggi di moda. Affinché
l'esposizione al sole abbia effetti elioterapici e non fotochimici, è bene
seguire le indicazioni del medico, che studierà lo stato di salute della
pelle e il fototipo, cioè la reattività
del paziente alle radiazioni ultraviolette.
LE
CREME ANTI SOLARI
La semplice idratazione della pelle è, di per sé, un mezzo di difesa
contro gli effetti nocivi delle radiazioni. Le creme antisolari svolgono una protezione
supplementare, dimostrata statisticamente in popolazioni con alta incidenza di
neoplasie cutanee che hanno cominciato ad utilizzarle. Tuttavia, anche le creme
a "blocco totale" non garantiscono una barriera completa agli ultravioletti.
Esse sono, come abbiamo detto, un elemento aggiuntivo di difesa che non deve far
dimenticare la prima regola: quella di evitare la scottatura, che è una
vera e propria ustione di primo grado se produce solo arrossamento, e di secondo
grado se provoca bolle. La scottatura è
il segno evidente dell'effetto fotochimico degli ultravioletti,
vale a dire dell'alterazione da essi prodotta sul DNA delle cellule, che può
causare neoplasie anche a distanza di decenni.
LA CHERATOSI SOLARE
E' una lesione maculo-papulare, vale a dire una macchia in rilievo sulla pelle,
ben circoscritta, di colore marroncino, che si sviluppa specialmente nelle zone
del corpo esposte al sole. La neoformazione, che può degenerare in carcinoma,
è inizialmente benigna e può essere asportata facilmente con il
courettage, il peeling, la dermoabrasione e il 5-fluorouracile.
I
SEGNI DELLA TRASFORMAZIONE NEOPLASTICA DEI NEI
I nei possono subire alterazioni memorizzabili con le prime cinque lettere dell'alfabeto:
A- asimmetria, B- bordi irregolari, C- colore variegato,
D- diametro maggiore di 6 mm., E- elevazione. Queste variazioni di
forma e di colore, accompagnate o non da sanguinamento e prurito, possono rappresentare
i segnali di una trasformazione neoplastica. In questi casi è necessario
asportare la lesione e sottoporla ad esame istologico.
L'AUTO-ESAME
DELLE NEOFORMAZIONI CUTANEE
Il riconoscimento precoce di neoplasie maligne si ottiene,innanzi tutto, con l'auto-esame.
Qualunque neoformazione non facilmente identificabile, come ad esempio una pustolina
da acne, non deve essere manipolata e va affidata alle cure del medico specialista,
che oggi utilizza strumenti ottici in grado
di tipizzare precocemente le anomalie cutanee.
LA
CHIRURGIA DEI CARCINOMI CUTANEI
A seconda dell'estensione, della localizzazione e del tipo di carcinoma (i carcinomi
a cellule basali, nello stadio iniziale, sono
molto meno pericolosi dei carcinomi a cellule spinali
derivanti dallo strato malpighiano), si praticano tecniche differenti: dal semplice
courettage, all'elettrodessicazione, alla crioterapia, alla tecnica di Mohs, all'asportazione
chirurgica.
LE
TECNICHE RICOSTRUTTIVE E LE UNITA' FISIONOMICHE
Dopo l'asportazione della neoplasia residua una perdita di sostanza di vario spessore,
che dev'essere riparata a scanso di deturpazioni fisionomiche. Le tecniche di
chirurgia plastica sono numerosissime. Per la ricostruzione del viso, sono allestiti
lembi basati sulle unità fisionomiche.
LA
REGIONE ORBITALE
Un principio di massima della chirurgia ricostruttiva è l'utilizzazione,
come prima scelta, di tessuto limitrofo a quello della zona da riparare. Tale
principio è seguito in particolar modo nelle ricostruzioni della regione
orbito palpebrale, per la sua peculiare costituzione anatomo morfologica, che
non ha riscontro in nessuna altra area del corpo.
Exeresi
di neoplasia
Le tecniche chirurgiche
per la riparazione della palpebra superiore
prevedono la sutura diretta dei margini, nelle perdite di sostanza inferiori al
25% della lunghezza della rima palpebrale
(un terzo negli anziani), la cantolisi laterale per defici tra il 25%
e il 60%, l'allestimento di un lembo della palpebra inferiore basato
sull'a. palpebrale marginale nelle perdite di sostanza fino al 100%, il ripristino
della palpebra inferiore è effettuata con lembo di scorrimento dalla guancia.
Lembo di scorrimento dalla guancia
Nelle perdite di sostanza che mettono a nudo le ossa si può utilizzare
il lembo frontale, centrato sulle arterie
sopraorbitali e sopratrocleari. Questo lembo è anche utilizzato per la
ricostruzione della piramide nasale. Per la sua ricca vascolarizzazione può
essere allestito in un solo tempo, ruotato, e scolpito come sottile lembo dermo-epidermico
o muscolo-cutaneo, conservandogli il m. frontale, quando la ricostruzione richieda
lembi di spessore maggiore .
Lembo
frontale
La ricostruzione
della palpebra inferiore è
eseguita, come già detto, mediante allestimento di lembi d'avanzamento
dalla guancia. La palpebra superiore non è infatti utilizzabile come tessuto
donatore, poichè rappresenta il principale meccanismo di protezione del
bulbo oculare, da cui si può attingere al massimo parte del tarso e della
congiuntiva.
Neoplasia
del canto esterno
Neoplasia
del canto interno
Difetti
fino al 25% possono essere suturati direttamente, dal 25 al 60% si effettua cantolisi,
dal 60 al 100% lembo di guancia e innesti di tarso o cartilagine più mucosa
o congiuntiva.
Exeresi di neoplasia naso-orbitale
LE LABBRA
L'evidenza
dei danni provocati dal danno attinico (iperesposizione ai raggi solari) è
confermata dalla maggiore incidenza dei tumori del labbro inferiore, più
esposto alla luce solare rispetto al labbro superiore. Come per le palpebre, le
perdite di sostanza che non superino il 25% possono essere suturate direttamente.
Perdite maggiori sono ricostruite con lembi basati sull'a. labiale inferiore (Abbe)
o sull'a. labiale superiore (Gillies, Mc Gregor, Eastlander, Karapandzic)

LE
SOPRACCIGLIA
Possono essere ricostruite mediante microtrapianto
di bulbi piliferi.
IL
NASO
La perdita di sostanza della foto, esito dell'asportazione di un carcinoma dell'emipiramide
nasale, è stata riparata con il lembo peduncolato frontale, descritto precedentemente.
Pre
Post
Ogni intervento
è pianificato singolarmente, con l'ausilio di studi fotografici e cefalometrici.
I pazienti anziani, che presentano la maggiore incidenza di queste patologie,
sono anche quelli in cui la riparazione è più agevole, grazie alla
scorrevolezza tessutale e le cicatrici più sottili.
La complessità
della ricostruzione dipende da quella della struttura anatomica interessata.
L'orecchio, ad esempio, che ha forma convoluta,
esige particolari accorgimenti tecnici. Il cuoio
capelluto, a causa della sua rigidezza, richiede spesso l'applicazione
di apparecchi che espandono la pelle.
Gli interventi di ricostruzione degli arti inferiori sono tanto più complessi
quanto più la lesione è distale, vale a dire vicina alle estremità.
In questi casi ci si serve spesso di tecniche microchirurgiche.
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