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CHIRURGIA
DEI TUMORI CUTANEI
P.
F R U S C E L L A
CENTRO RICERCHE SULLA PLASTICITA' TESSUTALE
FATTORI
DI RISCHIO E PREDISPOSIZIONE GENETICA
Il
più importante fattore di rischio per le neoplasie
della pelle è rappresentato dall'eccessiva esposizione
alla luce solare. I raggi solari, che promuovono tutti
i cicli vitali sulla Terra, sarebbero un cocktail letale di
radiazioni elettromagnetiche se non fossero filtrati dallo
strato d'ozono atmosferico, che trattiene il 95% degli
ultravioletti. La luce che arriva sulla Terra ha, quindi,
una composizione diversa da quella in origine emessa dal sole.
Il benefico strato d'ozono atmosferico impedisce il passaggio
degli ultravioletti nocivi, con lunghezza d'onda tra 200 e
280 nm (UVC), facendo passare gli UVA (280/320
nm) e gli UVB (320/400), meno aggressivi ma non del
tutto privi degli effetti fotochimici che alterano il patrimonio
genetico delle cellule.
L'ozono
atmosferico, che seleziona i raggi solari benefici da quelli
nocivi, si sta assottigliando per azione dei gas di scarico
delle automobili e delle industrie. A questo si aggiunga
il ruolo mutageno svolto da sostanze chimiche e da inquinanti
dispersi nell'atmosfera la moda di iper-esporsi alle radiazioni
solari.
L'aumento del numero delle neoplasie rilevate si deve, tuttavia,
anche alla tempestività con cui oggi si arriva alla
diagnosi.
La
predisposizione genetica svolge un ruolo predominante
nel melanoma. I soggetti di carnagione chiara, occhi azzurri
o verdi e capelli biondi o rossi sono più vulnerabili
alle radiazioni solari, perché meno protetti da quella
sorta di pellicola antisolare naturale, che è la melanina.
COME
ESPORSI AI RAGGI SOLARI
Il sole è la fonte d'energia per il nostro pianeta
e il nostro corpo può essere visto come un specie di
batteria ricaricabile dai raggi solari. Questo non significa
che se ne debba fare indigestione, come è oggi di moda.
Affinché l'esposizione al sole abbia effetti elioterapici
e non fotochimici, è bene seguire le indicazioni
del medico, che studierà lo stato di salute della pelle
e il fototipo, cioè la reattività del
paziente alle radiazioni ultraviolette.
LE
CREME ANTI SOLARI
La semplice idratazione
della pelle è, di per sé, un mezzo di
difesa contro gli effetti nocivi delle radiazioni. Le creme
antisolari svolgono una protezione supplementare, dimostrata
statisticamente in popolazioni con alta incidenza di neoplasie
cutanee che hanno cominciato ad utilizzarle. Tuttavia, anche
le creme a "blocco totale" non garantiscono una
barriera completa agli ultravioletti. Esse sono, come abbiamo
detto, un elemento aggiuntivo di difesa che non deve far dimenticare
la prima regola: quella di evitare la scottatura, vera e propria
ustione di primo grado se produce solo arrossamento, e di
secondo grado se provoca bolle. La scottatura è
il segno evidente dell'effetto fotochimico degli ultravioletti,
vale a dire dell'alterazione da essi prodotta sul DNA delle
cellule, che può causare neoplasie anche a distanza
di anni.
LA CHERATOSI SOLARE
E' una lesione maculo-papulare, vale a dire una macchia in
rilievo sulla pelle, ben circoscritta, di colore marroncino,
che si sviluppa specialmente nelle zone del corpo esposte
al sole. La neoformazione, che può degenerare in carcinoma,
è inizialmente benigna e può essere asportata
facilmente con il courettage, il peeling,
la dermoabrasione e il
5-fluorouracile.
I
SEGNI DELLA TRASFORMAZIONE NEOPLASTICA DEI NEI
I nei possono subire alterazioni memorizzabili con le prime
cinque lettere dell'alfabeto: A- asimmetria, B-
bordi irregolari, C- colore variegato, D- diametro maggiore
di 6 mm., E- elevazione. Queste variazioni di forma e
di colore, accompagnate o non da sanguinamento e prurito,
possono rappresentare segnali di una trasformazione neoplastica.
In questi casi è necessario asportare la lesione e
sottoporla ad esame istologico.
L'AUTO-ESAME
DELLE NEOFORMAZIONI CUTANEE
Il riconoscimento precoce di neoplasie maligne si ottiene,innanzi tutto, con l'auto-esame.
Qualunque neoformazione non facilmente identificabile, come ad esempio una pustolina
da acne, non deve essere manipolata e va affidata alle cure del medico specialista,
che oggi utilizza strumenti ottici in grado
di tipizzare precocemente le anomalie cutanee.
LA
CHIRURGIA DEI CARCINOMI CUTANEI
A seconda dell'estensione, della localizzazione e del tipo di carcinoma (i carcinomi
a cellule basali, nello stadio iniziale, sono
molto meno pericolosi dei carcinomi a cellule spinali
derivanti dallo strato malpighiano), si praticano tecniche differenti: dal semplice
courettage, all'elettrodessicazione, alla crioterapia, alla tecnica di Mohs, all'asportazione
chirurgica.
LE
TECNICHE RICOSTRUTTIVE E LE UNITA' FISIONOMICHE
Dopo l'asportazione della neoplasia residua una perdita di sostanza di vario spessore,
che dev'essere riparata a scanso di deturpazioni fisionomiche. Le tecniche di
chirurgia plastica sono numerosissime. Per la ricostruzione del viso, sono allestiti
lembi basati sulle unità fisionomiche.
LA
REGIONE ORBITALE
Un principio di massima della chirurgia ricostruttiva è l'utilizzazione,
come prima scelta, di tessuto limitrofo a quello della zona da riparare. Tale
principio è seguito in particolar modo nelle ricostruzioni della regione
orbito palpebrale, per la sua peculiare costituzione anatomo morfologica, che
non ha riscontro in nessuna altra area del corpo.
Exeresi
di neoplasia
Le tecniche chirurgiche
per la riparazione della palpebra superiore
prevedono la sutura diretta dei margini, nelle perdite di sostanza inferiori al
25% della lunghezza della rima palpebrale
(un terzo negli anziani), la cantolisi laterale per defici tra il 25%
e il 60%, l'allestimento di un lembo della palpebra inferiore basato
sull'a. palpebrale marginale nelle perdite di sostanza fino al 100%, il ripristino
della palpebra inferiore è effettuata con lembo di scorrimento dalla guancia.
Lembo di scorrimento dalla guancia
Nelle perdite di sostanza che mettono a nudo le ossa si può utilizzare
il lembo frontale, centrato sulle arterie
sopraorbitali e sopratrocleari. Questo lembo è anche utilizzato per la
ricostruzione della piramide nasale. Per la sua ricca vascolarizzazione può
essere allestito in un solo tempo, ruotato, e scolpito come sottile lembo dermo-epidermico
o muscolo-cutaneo, conservandogli il m. frontale, quando la ricostruzione richieda
lembi di spessore maggiore .
Lembo
frontale
La
ricostruzione della palpebra inferiore è eseguita,
come già detto, mediante allestimento di lembi d'avanzamento
dalla guancia. La palpebra superiore non è sempre utilizzabile
come tessuto donatore, poichè rappresenta il principale
meccanismo di protezione del bulbo oculare. In casi selezionati
è possibile utilizzarla per l'allestimento di lembi
di tarso e congiuntiva.

Neoplasie
del canto interno
Difetti
fino al 25% possono essere suturati direttamente. Dal 25 al
60% si effettua cantolisi, dal 60 al 100% lembo di guancia
e innesti di tarso o cartilagine più mucosa o congiuntiva.
Exeresi di neoplasia naso-orbitale
LE LABBRA
L'evidenza
dei danni provocati dal danno attinico (iperesposizione ai raggi solari) è
confermata dalla maggiore incidenza dei tumori del labbro inferiore, più
esposto alla luce solare rispetto al labbro superiore. Come per le palpebre, le
perdite di sostanza che non superino il 25% possono essere suturate direttamente.
Perdite maggiori sono ricostruite con lembi basati sull'a. labiale inferiore (Abbe)
o sull'a. labiale superiore (Gillies, Mc Gregor, Eastlander, Karapandzic)

LE
SOPRACCIGLIA
Possono essere ricostruite mediante microtrapianto
di bulbi piliferi.
IL
NASO
La perdita di sostanza della foto, esito dell'asportazione di un carcinoma dell'emipiramide
nasale, è stata riparata con il lembo peduncolato frontale, descritto precedentemente.
Pre
Post
Ogni intervento è pianificato singolarmente, con l'ausilio
di studi fotografici e cefalometrici.
I pazienti anziani, che presentano la maggiore incidenza di
queste patologie, sono anche quelli in cui la riparazione
è più agevole, grazie alla scorrevolezza tessutale
e le cicatrici più sottili.
La
complessità della ricostruzione dipende da quella della
struttura anatomica interessata. L'orecchio,
ad esempio, che ha forma convoluta, esige particolari accorgimenti
tecnici. Il cuoio capelluto,
a causa della sua rigidezza, richiede spesso l'applicazione
di apparecchi che espandono la pelle.
Gli interventi di ricostruzione degli arti inferiori sono
tanto più complessi quanto più la lesione è
distale, vale a dire vicina alle estremità. In questi
casi ci si serve spesso di tecniche microchirurgiche.
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