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Centro Ricerche sulla Plasticità Tessutale

Roma

 

LIPOSUZIONE

La tecnica che ha rivoluzionato

l’approccio chirurgico alle lipodistrofie e all’obesità

 


 

Capostipite di una serie di tecniche attualmente tra le più richieste in chirurgia estetica, la liposuzione è il sogno, o l'incubo di ogni donna che veda affiorare dal suo contorno corporeo esuberanze non in linea con i moderni canoni di bellezza.


Oggi, il corpo femminile è esibito dai media in una sorta di perpetua competizione, anche quando il messaggio riguarda tutto tranne il corpo, che diventa, così, il nuovo veicolo per la pubblicità. Il nudo femminile evoca un'acqua leggerissima, una colla al silicone fortissima, un orologio puntualissimo (il che vale a dire: quasi puntuale).


I modelli di bellezza mediatici sono merito di mamma e papà, oppure il distillato tecnico della foto-elaborazione? La maggior parte del genere umano, che vive lontano dai set cinematografici, dai palcoscenici della televisione e dagli studi dei fotografi di moda non lo saprà mai!


Da quando l'uomo ha forgiato il primo scalpello, ha messo anche a frutto la sua abilità manuale per ricavare dalla materia l'ideale del bello femminino che poi, nel corso del tempo, si è assottigliato come se fosse sottoposto a dieta dimagrante.


Dalla neolitica Venere di Villendorf primo esempio d'obesità tramandatoci dai nostri antenati, siamo passati a quella di Milo in cui si comincia a riconoscere un'armonia di forme, alla Paolina di Canova, con le curve che terminano nell'unghia del mignolo, alle sottili donne di Schiele e di Minne, fino alle modelle di quegli artisti del terzo millennio che sono i sarti. Essi hanno capito che è più vantaggioso spogliare le donne anziché vestirle, più conveniente tenerle a digiuno che farle mangiare.


A mano a mano che i mezzi di riproduzione artistica si smaterializzano, passando dal martello e scalpello dei nerboruti scultori che sublimavano l'amplesso penetrando la pietra, ai pigmenti preziosi mescolati con sapienza alchemica dai pittori del Rinascimento, alle moderne tecniche digitali, in cui il colore diventa numero, com'è numero la vita intera, la bellezza si affina e si leviga, perde i difetti, i peli e gli odori (una donna, un quadro li puoi annusare e anche la pietra se hai naso, ma i pixel sono inodori). Il bello si avvicina all'idea platonica dell'assoluto geometrico. Perde in fruibilità, tangibilità, guadagnando in perfezione.


Quest'anelito alla perfezione è ora velocemente rappresentato e diffuso popolarmente per mezzo di fasci di fotoni e combinazioni digitali, da cui escono le donne asettiche del sexy-calendario e le modelle anodine degli stilisti.


Una buona parte delle donne e degli uomini delle società ricche aspira ad un corpo perfettamente modellato. Alcuni rivelano questo desiderio con il tono di un bimbo che lecca il gelato: "Uhm, che bello sarebbe succhiare la ciccia qui, qui, qui…". Altri lo sussurrano con quello stato d'animo, a metà tra il sollucchero e il terrore, provocato dalle controverse informazioni dei mass media che, da un lato assimilano questo tipo di chirurgia a dolci trattamenti estetici, dall'altro ne divulgano con sgomento le complicazioni.


Strumenti e metodi che permettono di migliorare la forma corporea saranno illustrati, al fine di rendere consapevoli coloro che desiderano sottoporsi a questo tipo d'intervento dei suoi vantaggi e rischi; così come, prima di somministrare un farmaco, si rende edotto il paziente delle indicazioni e degli effetti indesiderati.

L'epoca attuale, che sembra non perdonare ciò che non è in linea con gli ideali del bello, non perdona la più piccola delle complicanze in chirurgia estetica; dimenticando che ogni atto terapeutico, compresa appunto la somministrazione di un farmaco, può determinare reazioni anche fatali e che una semplice cura odontoiatrica può scatenare imprevedibili reazioni generali.

Diffondere notizie edulcorate sulla chirurgia plastica-estetica è fuorviante quanto sminuire la sua funzione volta a riequilibrare il rapporto corpo-mente. Questa chirurgia può restituire una normale vita di relazione a persone con difetti congeniti o acquisiti, permettendo loro di potersi guardare allo specchio senza il timore di ripudiare la propria immagine; ma, più di tutte le altre chirurgie, è legata all'attenta osservanza delle regole, poiché non è costretta da tempi urgenti.

 

 


G l i

A l b o r i

 


Parigi, 1923.

E' l'anno in cui Coco Chanel crea il suo profumo n° 5, che rimarrà nella storia della cosmesi come il numero uno dei profumi.

Renè Floriot si abilita all'avvocatura e apre il suo primo piccolo studio non lontano da quello di un pittore, che ha inventato un nuovo modo di dipingere scomponendo la realtà in cubi

In un giorno di quell'anno, in cui ogni dì qualcosa di nuovo bolle in pentola nel recipiente magico che si chiama Parigi, una ballerina delle Folies si sta recando presso la clinica del dottor Dujarrier, per sottoporsi ad un esperimento chirurgico che dovrebbe mettere fine alla sua ossessione. Da tempo, la giovane donna peregrina tra studi medici, templi della cosmesi e massaggiatori orientali, per trovare il modo di assottigliare le ginocchia e le caviglie, troppo ricche di adipe per i gusti della platea maschile.

Dujarrier le propone una tecnica degna della fantasia di Jules Verne: succhiare il grasso attraverso piccole, quasi invisibili, incisioni cutanee. Il chirurgo avrebbe infilato, nel grasso delle ginocchia e delle caviglie, lunghe courette, e le avrebbe fatte scivolare avanti e dietro per distruggere definitivamente quegli acini d'adipe che si erano accumulati dove mai avrebbero dovuto nel corpo di una danzatrice.

Proprio questo fece Dujarrier, il chirurgo che sperimentò per primo l'asportazione del grasso a "cielo coperto" e l'onta delle conseguenze dei danni provocati alle gambe della paziente. Con i lobuli di grasso erano stati danneggiati irreparabilmente anche i peduncoli vascolari e nervosi.

 

 

S c a v a r e

 

Colonia, 1964.

Sono trascorsi ventuno anni dall'esperimento del chirurgo parigino, quando il tedesco Schrudde tenta di nuovo l'asportazione di grasso sottocutaneo a cielo coperto, vale a dire senza mettere allo scoperto il tessuto con le classiche lunghe incisioni chirurgiche. Egli scolla dapprima il tessuto con le forbici, fatte passare da piccoli tagli, e poi lo frantuma con una courette da utero. E' la copia dell'intervento di Dujarrier, ma questa volta i risultati, che egli mostra al congresso di Rio de Janeiro del 1972, incoraggiano altri chirurghi a tornare alla carica con quest'idea di sgonfiare il grasso da un buchetto. Tuttavia, in mano ai seguaci, la tecnica, non produce esiti altrettanto positivi. Necrosi della cute, linforrea ed ematomi sono le complicazioni che gli emuli riferiscono di aver ottenuto con la nuova tecnica denominata dal chirurgo di Colonia lipo-exeresi.

 

Roma, 1976.
Cinque anni più tardi, nell'aprile del 1977, al Congresso di Chirurgia Estetica di Città del Messico, si parla molto di un lavoro appena pubblicato da Fischer, che ha creato il planotomo, uno strumento per scollare il grasso, che è poi frantumato e aspirato da una cannula provvista di lame rotanti azionate elettricamente.
Tutti si buttano nuovamente a capofitto nell'impresa di succhiar grasso dal corpo, e ancora una volta tutti rimangono scottati dai danni provocati da questo metodo. Ematomi, infezioni, linforrea persistente, oltre alla formazione di un rivestimento meso-epiteliale della cavità, che rende impossibile la stabilizzazione della cicatrice.

L'idea di sgonfiare il pannicolo adiposo sottocutaneo da un buchetto è diventata una chimera, un'illusione che continua ad alimentare la fantasia dei chirughi estetici di tutto il mondo, fino a che non arriva la soluzione. Un uovo di Colombo di nome e di fatto, vista la superficie …

 

 

S u c c h i a r e

 

Nouvelle Technique pour les Lipodystrophies Localisé
Nuova Tecnica per le Lipodistrofie Localizzate

 

Parigi,1980.
Dopo otto anni dalla pubblicazione della tecnica Fischer, il chirurgo francese Illouz nel suo lavoro dal titolo "Remodelage chirurgical de la silhouette par lipolyse-aspiration ou lipectomie selective", scrive: "…questo metodo (tecnica Fisher) si basa sull'idea interessante della cicatrice minima, ma anche sul concetto erroneo dello scollamento totale e dell'uso di strumenti affilati, che distruggono i vasi arteriosi, venosi e linfatici, creando una vasta cavità che si riempie di linfa e sangue inibendo la guarigione per prima intenzione".


Illouz è reduce da un giro mondiale di conferenze in cui ha lanciato la sua "Nouvelle technique pour les lipodystrophies localisé", pubblicata nel 1980 sulla rivista francese di chirurgia estetica. Egli ha intuito i punti deboli della tecnica a cielo coperto, ed è come se riscattasse l'insuccesso del suo concittadino Dujarrier, il primo ad averla sperimentata, svelando le soluzioni che la trasformeranno nell'intervento più richiesto tra quelli di chirurgia estetica.

Illouz condivide la teoria di Bjornstorp, per il quale gli adipociti continuano a moltiplicarsi fino alla pubertà, per poi stabilizzarsi definitivamente: una volta perduta la sua capacità proliferativa il grasso sottocutaneo può essere asportato senza timore che si riproduca.


La questione che assilla i chirurghi estetici da quasi mezzo secolo è come impedire la lesione dei nervi e dei vasi sanguigni e linfatici, che scorrono in mezzo al grasso sottocutaneo. Queste strutture formano una rete tridimensionale nella quale sono ingabbiati i lobuli adiposi. Se si "grattugia" il grasso sottocutaneo con strumenti chirurgici affilati, i vasi e i nervi sono automaticamente distrutti. Come evitare che ciò accada?
Semplice! Com'è semplice mangiare la melagrana sbucciando via gli acini con i polpastrelli. Poiché l'intreccio che contiene il grasso è più resistente delle cellule adipose, così come le ciche della melagrana sono più robuste dei chicchi formati in prevalenza d'acqua, se si userà uno strumento con l'estremità smussa come un polpastrello, si potranno asportare i chicchi di grasso lasciando intatta la rete connettivale che li ingloba.


Illouz si munisce, allora, di cannule forate, con l'estremità smussa e le collega ad una pompa da aspirazione per vuoto spinto. Le introduce da una piccola incisione cutanea e facendole muovere ad hoc nel tessuto adiposo, riesce a succhiare le delicate cellule di grasso (anch'esse composte in prevalenza d'acqua, come i chicchi della melagrana), lasciando intatti i vasi e i nervi.

E' stato finalmente trovato il modo, di succhiare il grasso senza procurare danni ai peduncoli neuro-vascolari.
I vasi e i nervi, più resistenti delle fragili cellule di grasso, rimangono illesi.
La svolta decisiva è compiuta: sono state create le premesse sulle quali ancora oggi si basa l'intervento di lipo-aspirazione.

 

T u m e f a r e

 

Anestesia for Liposuction in Dermatologic Surgery
Anestesia per la Liposuzione in Chirurgia Dermatologica


San Clemente, California, 1986.
Jeffrey Alan Klein, professore del dipartimento di dermatologia della University of California, con studio privato a San Clemente, ha rivoluzionato il modo di praticare l'anestesia locale, facendo sì che, con la semplice infiltrazione di una nuova miscela anestetica, sia possibile oggi effettuare in ambulatorio interventi per i quali era necessaria l'anestesia generale e il ricovero.


Klein, in fondo, non fa che portare all'ennesima potenza la tecnica di idrotomia creata da Converse e poi utilizzata da Illouz nella liposuzione. Idrotomia significa letteralmente dissecare con l'acqua. Egli infiltra nel grasso un cocktail composto di: 1) xilocaina, 2) epinefrina, l'ormone dello stress, che provoca la riduzione del calibro dei vasi sanguigni (ischemia/pallore) 3) bicarbonato, che allevia il dolore provocato dall'infiltrazione, avvicinando il ph del liquido anestetico a quello del sottocutaneo e 4) ialuronidasi, enzima che scioglie l'acido ialuronico, rende più morbido il tessuto sottocutaneo, riduce l'attrito delle cannule, la fatica dell'operatore, e favorisce la lipolisi.


Illouz effettua l'infiltrazione locale solamente nelle liposuzioni fino a 500 cc. di grasso, riservando l'anestesia generale ad interventi che prevedono l'asportazione di quantità superiori al mezzo litro. La xilocaina, infatti, non può essere iniettata in dosi superiori a 7 mg/kg., vale a dire che in un individuo di settanta chili se ne può somministrare quanto basta ad asportare circa mezzo litro di grasso.

Klein intuisce che è possibile quintuplicare le dosi di anestetico, ottenendo un incremento della quantità di grasso asportato. "L'infiltrazione del grasso sottocutaneo con grandi volumi di liquido determina, oltre che il turgore, anche la rigidità del tessuto", scrive Klein nel 1990. J.A. Klein: J Dermatol Surg Oncol 16:248,1990 "Tumescent Technique for Regional Anestesia Permits Lidocaine Doses of 35 mg/kg for Liposuction" La diluizione della soluzione anestetica rallenta l'assorbimento della xilocaina, riducendone così la tossicità. La dose totale di xilocaina, cinque volte superiore al limite tradizionale, è innocua se infiltrata nel grasso sottocutaneo usando la tecnica di tumescenza.

E' così che Klein denomina la nuova tecnica di anestesia locale, che gonfia il sottocutaneo come un pallone. Le mega-dosi del cocktail anestetico trasformano il grasso in un'emulsione pronta ad essere plasmata dagli strumenti dell'operatore.
Per rendere più rapida la sua tecnica (immaginate di dover riempire e svuotare nei tessuti trecento, e più, siringhe da dieci centimetri cubi) Klein si serve di pompe da infusione.

I vantaggi della tumescent liposculpture derivano dalla possibilità di effettuare l'intervento in ambulatorio anche nei casi in cui si debba asportare più di mezzo litro di grasso. Il paziente, inoltre, non necessita di analgesia e collabora con il chirurgo mettendosi anche in piedi, per mostrare eventuali irregolarità non evidenti in clinostatismo.


Nella sua pubblicazione dal titolo Anestesia for Liposuction in Dermatologic Surgery (J Dermatol Surg Oncol ottobre 1988), Klein descrive i criteri di selezione dei pazienti: "Il fattore principale per minimizzare il rischio operatorio e ottimizzare i risultati"- scrive Klein - "consiste nell'attenta selezione dei pazienti: minimizzare il rischio significa scegliere pazienti sani. I candidati più appropriati per la liposuzione rientrano nelle classi 1 e 2 della classificazione della Società Americana di Anestesia".


Klein si riferisce a pazienti sani (classe 1) o con lieve ipertensione, moderata obesità e diabete controllato con la dieta (classe2). Egli mette anche in risalto l'abito psicologico del paziente, il quale dovrà esser pronto ad affrontare i disagi relativi alla dimissione immediatamente successiva all'intervento, poiché la sua tecnica è ambulatoriale.


L'esame delle metodiche anestesiologiche mese in atto negli interventi di liposuzione convince Klein che l'anestesia locale è quella che garantisce la maggior sicurezza. Nel suo lavoro Cosmetic Surgery by local Anestesia and the Tumescent Technique, Klein confronta le tecniche in anestesia generale con quelle in locale e afferma che: "1) la tumescenza limita la formazione di irregolarità superficiali, grazie alla massiva infiltrazione di liquidi, che distende la superficie cutanea, mentre con l'anestesia generale si possono produrre avvallamenti se le cannule sono mantenute vicine alla pelle, 2) la perdita di sangue è minima grazie alla presenza, nella soluzione, di epinefrina. Ogni litro di grasso aspirato contiene meno di un cucchiaio da cucina. mentre l'anestesia generale produce perdite di sangue di gran lunga superiori, 3) la sensazione di bruciore, nel post-operatorio, dura poche ore con l'anestesia tumescente, mentre, con la generale si protrae per 3 / 6 settimane".

Klein sottolinea la riduzione del rischio operatorio derivante dall'uso dell'anestesia locale, riprendendo una delle più attendibili ricognizioni, compiuta in Gran Bretagna da Coplans e Curson, sulla differenza dei rischi tra anestesia locale e generale.

Gli autori, esaminando le cause di morte causate da trattamenti odontoiatrici eseguiti tra il 1970 e il 1979, concludevano che sui 120 decessi registrati solo in 10 casi era stata praticata anestesia locale, mentre in cento casi il paziente era stato sottoposto ad anestesia generale, 6 casi non avevano ricevuto alcuna anestesia, i rimanenti 4 non offrivano informazioni sufficienti. Dei dieci casi di decesso in cui era stata praticata l'anestesia locale, tre casi erano dovuti ad arresto cardiaco, due a shock settico, uno da emorragia, uno da edema angioneurotico, uno da embolia polmonare, uno da polmonite ab ingestis successiva ad episodio sincopale, uno da rottura di aneurisma cerebrale.

Klein conclude che l'anestesia locale in liposuzione,associata o meno alla somministrazione di analgesici per via orale o intramuscolare, si rivela efficace e sicura e può essere praticata senza l'assistenza di un anestesista. Elenca poi gli altri vantaggi della tecnica in locale: rapida guarigione, cure post-operatorie più semplici, anestesia che si prolunga fino a dieci ore dopo l'intervento, maggiore sicurezza, minima perdita ematica, assenza degli effetti postoperatori prodotti dall'anestesia generale.

Klein enumera anche gli inconvenienti della tecnica in locale: "l'anestesia può essere incompleta, il rapporto tra medico e paziente deve essere ottimale, l'infiltrazione allunga notevolmente i tempi operatori, la mancanza di sedazione può procurare stress al paziente e dunque anche al chirurgo, si deve praticare una tecnica delicata poiché il paziente è sveglio e partecipa fisicamente ed emotivamente a tutte le manovre chirurgiche".

Se non è zuppa è pan bagnato

"Dopo circa 15 minuti il grasso succhiato e raccolto nei contenitori si separa in uno strato sopranatante giallo e viscoso, fatto di grasso, ed uno sottostante, liquido, rossastro, costituito da sangue e soluzione anestetica. In un recente studio sulla tecnica di tumescenza è stato dimostrato che in ogni litro di grasso estratto ci sono 12 ml. di sangue intero, e proprio perciò le ecchimosi postoperatorie sono molto meno frequenti con questa tecnica." Così scrive Klein nel suo lavoro Tumescent Technique for Regional Anestesia Permits Lidocaine Doses of 35 mg/kg for Liposuction. J Dermatol Surg Oncol, 16:3,1990.

Oggi sappiamo che le cose non stanno proprio così. Ad esempio, quello che Klein considera grasso sopranatante, non è grasso puro, ma lobuli rigonfi di liquido anestetico, che si è distribuito tra interstizio e adipociti. Tuttavia, la tumescenza è un'evoluzione tecnica che permette di eseguire in ambulatorio interventi (non solo di liposuzione, ma di face-lift, rinoplastica, trapianto dei capelli, chirurgia ricostruttiva etc.) per i quali era necessaria l'anestesia generale e il ricovero.

Tra la semplice idrotomia e la tumescenza, esistono una serie di varianti che sono in funzione della regione anatomica, della quantità di grasso da aspirare, del tipo di anestesia e della consistenza del tessuto adiposo, che cambia secondo la regione corporea ed eventuali precedenti interventi di liposuzione che, producendo cicatrici, ne aumentano la compattezza.

Wet e super-wet, e cioè bagnate o super-bagnate, così si chiamano queste variazioni sul tema. Nella prima si iniettano 200/300 cc. di soluzione anestetica per area; nella seconda un volume di anestetico pari a quello del grasso da asportare (rapporto 1:1).

Per concludere: l'infiltrazione di cocktail anestetici è oggi un procedura standard nell'intervento di liposuzione. La quantità di soluzione anestetica da infiltrare varia secondo l'estensione dell'area, della consistenza del tessuto, dell'eventuale abbinamento ad un'anestesia generale o peridurale.

In tutti i casi, l'infiltrazione del grasso è il preliminare indispensabile per ridurre la perdita ematica, il periodo di ricovero e la fatica del chirurgo .
Con la tecnica di Klein il paziente rimane sveglio e collaborante, grazie alla totale assenza di sensazioni dolorose; non sono utilizzati drenaggi e la dimissione avviene nella stessa giornata.

 

Succhiare e Innestare…in silenzio

1988, Parigi.
Uno degli scopi principali della tecnologia è di miniaturizzare le macchine. I costi delle ricerche svolte in questa direzione sono sempre elevati, ma ci si aspetta che producano un tale aumento delle vendite che non solo li compensi, ma produca utili sempre maggiori.
Quando si riesce a ridurre, contemporaneamente, sia l'ingombro che il costo della macchina, senza mettere in moto la ricerca tecnologica, ma ricorrendo solamente alle proprie facoltà logiche, si può parlare di lampo di genio; ed è quello che ha ispirato a Fournier la tecnica di liposcultura con siringhe.

I potenti apparecchi utilizzati per la liposuzione tradizionale producono un vuoto pari ad un'atmosfera, ovvero 1 kg/cm², che equivale ad una capacità superiore a cento litri d'aria il minuto.
Oltre alla rumorosità e all'ingombro dell'apparecchiatura, c'è il problema del tubo che connette la cannula ai vasi di raccolta. Poiché deve essere abbastanza rigido da non chiudersi quando l'aria è risucchiata al suo interno, esso ostacola le delicate manovre chirurgiche di modellamento, aumentando la lavoro del chirurgo, in questo che uno degli l'interventi più faticosi della chirurgia estetica.

Fournier sostituisce tubo, apparecchio per vuoto spinto e vasi collettori con una semplice siringa di plastica il cui pistone è provvisto di un sistema di blocco. E' possibile, in tal modo, succhiare il grasso bloccando in aspirazione il pistone per creare il vuoto all'interno della siringa. Così, le manovre di modellamento non sono più limitate dal pesante tubo di connessione.
Semplice, economico ed elegante.

L'uso delle siringhe permette, inoltre, di raccogliere in perfetta sterilità il grasso, evitandone persino l'esposizione all'aria, per innestarlo nelle irregolarità della superficie corporea dello stesso paziente (lipo-filling).

 

I vecchi e i nuovi tabù


Illouz come ogni profeta che si rispetti, si mise a redigere le tavole dei tabù, mappe del corpo contrassegnate da zone rosse e verdi e gialle, che è interessante riconsiderare oggi, perché se è vero che non esistono più i tabù di Illouz, nuovi limiti ci sono pur sempre. Senza tabù non si può vivere.


Illouz considerava zone off-limits la regione mediale dei glutei, le pieghe glutee, e l'area sopra-patellare; aree relativamente proibite: la regione posteriore degli arti inferiori, gli avambracci, la regione anteriore delle braccia; aree non proibite ma definite molto difficili: le caviglie, la regione laterale delle ginocchia, la sopraombelicale, la laterale del dorso e delle braccia; aree difficili: la cervico-facciale, la poplitea, la culotte de cheval e la femorale laterale; zone facili: la iliaca e la glutea centrale, la sottomammaria e l'ascellare, la mediale della ginocchia (safenica ).


Oggi queste limitazioni schematiche sono state superate da una visione più complessa che prevede un bilancio clinico-morfologico di ogni singolo paziente.

 


C o n t r o r i f o r m a

 

Superficial Syringe Liposculpture
Liposcultura Superficiale con Siringhe


San Paolo, Brasile, 1989.

La trovata di Illouz, di sostituire gli strumenti affilati con cannule smusse che formino una rete di tunnel anziché un'unica cavità, ha riformato la tecnica di exeresi del grasso a cielo coperto. Ricordiamo, infatti, come egli giudicasse "erroneo lo scollamento totale e l'uso di strumenti affilati".
Illouz, inoltre, effettua la suzione esclusivamente nel comparto profondo del grasso sottocutaneo, quello che lui considera di riserva e, pertanto, il vero responsabile dell'obesità, e non modella lo strato superficiale, che "contiene i vasi linfatici principali e permette di ingrassare e dimagrire in modo armonioso".

Ma ecco che, per effetto dell'unico assioma valido in medicina, il quale predica che in medicina nulla è assiomatico, e in virtù di una legge più generale, per cui non esiste riforma senza controriforma, cadono i primi due postulati di Illouz, quando Toledo, chirurgo plastico in San Paolo, afferma che: "la liposuzione profonda non risolve il problema delle irregolarità superficiali causate dalla cellulite, ma che può in alcuni casi persino peggiorarle". "La cellulite", sostiene Toledo, "è un tipo di grasso con aderenze fibrose che stirano la pelle come i bottoni di un materasso", (Illouz, dal canto suo, paragona le fossette alle tappezzerie capitonné dei divani).


Toledo recide proprio queste aderenze fibrose, usando strumenti con punta affilata, che fa scorrere nello strato sottocutaneo, considerato da Illouz intoccabile.
Il chirurgo brasiliano taglia le impunture connettivali, responsabili dell'aspetto a "buccia d'arancia" della cellulite, con lame a forma di coda di rondine, violando uno spazio anatomico delicatissimo perché denso di vasi linfatici arteriosi e venosi (plesso sub dermico). Effettua la sua liposcultura in questi tempi successivi: a) scolla la pelle con il ritidotomo, b) con lo stesso strumento recide i tralci fibrosi, c) leviga quindi il grasso superficiale, d) inietta, dove occorra perfezionare il contorno, grasso emulsionato, con la tecnica di Fournier, e) fa attaccare, infine, la pelle al sottocutaneo come fosse un innesto libero.


Far scoppiare

Nel '92 Zocchi pubblica su Aesthetic Plastic Surgery un lavoro dal titolo "Ultrasonic Liposculpturing" in cui propone l'uso di una sonda ad ultrasuoni per la liposuzione. Gli ultrasuoni sono prodotti dalla trasformazione dell'elettricità in energia ad alta frequenza (oltre 16 kHz 16,000 cicli al secondo).

Gli ultrasuoni sono utilizzati per diversi scopi: saldare materie plastiche, pulire metalli, ottenere immagini a scopo diagnostico. Come tutte le onde sonore, gli ultrasuoni hanno cicli espansivi e di compressione, questi ultimi esercitano sui tessuti e sulle molecole fluide pressione positiva, mentre i primi pressione negativa che può determinare microcavità nei tessuti che non abbiano una coesione abbastanza forte da resistere all'onda. In tessuti a forte coesione, come l'osso, gli ultrasuoni non hanno abbastanza forza da produrre cavità, in quelli a scarsa coesione, come il grasso, i cicli di espansione possono formare cavità gassose che si espandono fino a formare una bolla, che sottoposta alle onde di espansione e compressione si espande e si contrae in sintonia con l'alternanza delle onde ultrasoniche. Con onde della frequenza di 20 kHz, quella usata nella liposcultura ultrasonica, queste bolle gassose resistono fino a che non sono soprafatte dalla pressione circostante, momento in cui scompaiono per implosione determinando la distruzione delle cellule adipose, con diffusione del loro contenuto sotto forma di acidi grassi negli spazi intercellulari. All'effetto cavitazionale si aggiunge quello diretto micro-meccanico provocato sull'adipocita dall'onda ultrasonica, che distrugge la cellula riducendola ad una emulsione oleosa. Gli ultrasuoni determinano anche un effetto termico minimo che non provoca danni cellulari né alcuna denaturazione sulle proteine. Il grasso si trasforma in liquido oleoso che viene poi espulso dalle microincisioni attraverso le quali è stata introdotta la sonda
Le complicanze riportate si riferiscono a necrosi della cute.


Martellare


PAL (powered assisted liposuction): un motore fa muovere avanti e dietro la cannula aspirante, riproducendo l'effetto di un martello pneumatico. Questa tecnica ridurrebbe lo sforzo dell'operatore, accorciando i tempi d'esecuzione dell'intervento e permettendo di modellare zone fibrotiche. La tecnica opportunamente elabolara promette di affiancare la liposuzione, soprattutto nel trattamento di aree dense di tessuto fibroso e nelle liposuzioni massive.

 

ADIPOCITA, MAGAZZINO DI TRIGLICERIDI

La teoria di Bjornstorp sostiene che si nasca con un patrimonio di adipociti che si moltiplicano fino alla pubertà, periodo in cui il numero delle cellule adipose rimane costante.

Illouz ispira la sua tecnica alla teoria di Bjornstorp (incapacità di replicazione della cellula adiposa dopo la pubertà). Illouz parla di due tipi di grasso: un grasso bloccato, che è quello degli strati profondi divisi da setti di connettivo e un grasso che può variare di volume, vale a dire può andare in catabolismo. Questo grasso è estrogeno dipendente. Egli distingue due tipi di obesità: quella iperplastica che sarebbe irreversibile, con tessuto grasso morbido (per intenderci quel tipo dipinto da Botero), e quella ipertrofica che costituisce l'80% delle obesità e può trasformarsi in obesità iperplastica. La cellula adiposa è ormono-dipendente. Infatti, si è costatato che il beta estradiolo favorisce la sua crescita in coltura. Illouz inoltre disegna una mappa delle sedi tabù, dove la liposuzione è proibita.

La teoria dei due tipi di obesità, quella prepuberale iperplastica e statica, difficile da ridurre, e quella adulta ipertrofica che si può controllare con la dieta, è stata poi riconsiderata alla luce della constatazione sperimentale che quando la cellula adiposa raggiunge il massimo del suo volume comincia a produrre un FATTORE DI CRESCITA che stimola la proliferazione di adipociti, trasformando l'obesità ipertrofica in iperplastica.


Neurotrasmettitori come la serotonina fanno venire appetito per i carboidrati, mentre la colecistochinina, la bombesina l'adrenalina bloccano il senso di fame.

 

 

La Dermoscultura

 

Morphodynamics and Surgical Correction of the Body's Creases, Folds, and Wrinkles.
Morfodinamica delle Rughe, Pieghe e Solchi Corporei


Roma, 2004


Fruscella, nel suo lavoro dal titolo " Morphodynamics and Surgical Correction of the Body's Creases, Folds, and Wrinkles" pubblicato nel 2004 su Aesthetic Plastic Surgery, sviluppa una tecnica chirurgica che visualizza il mutamento della forma corporea nel contesto temporo-spaziale.
L'obiettivo del "surgical body modeling" di Fruscella è cambiare l'assetto di pieghe, solchi e curve - considerati riferimenti estetici e morfodinamici del corpo umano - con tecniche personalizzate.

Fruscella considera gli effetti della liposuzione non più solamente in relazione allo spazio (regione corporea sottoposta all'intervento), ma alla globalità delle forze fisiche che agiscono su di esso nel tempo e alla biodinamica del corpo umano.

"L'intervento di liposuzione si aggiorna alle teorie della fisica quantistica; la chirurgia si riflette nella visione del cronotopo. " Il Togliere e l'Aggiungere" scrive Fruscella, "teoremi che ispirano le arti plastiche e la chirurgia estetica, sono correlati in un'azione univoca, il cui fine è quello di ripristinare le proporzioni corporee; con la differenza che la materia sulla quale si compie l'opera del chirurgo si configura in un divenire incessante, per il continuo ricambio dei suoi costituenti. Il chirurgo modifica una materia che trova già in sé un'autonoma ragione di cambiare forma. Per questa ragione, le tecniche chirurgiche dovrenno integrarsi nella bio-dinamica del corpo umano, per realizzare un'opera di modellamento che prevenga, oltre che correggere, i difetti e le irregolarità della forma corporea".

Fruscella propone strumenti "cut and scrape", che abradono e tagliano gli strati profondi della pelle, si arriva, così, alla "dermo-scultura" il cui fine è quello di stabilizzare il risultato dell'intervento chirurgico.

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