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© 2004
Associazione Italiana Ricerche sulla Plasticità
Tessutale
Gli Uomini e la Chirurgia Estetica
"Vivo
nel mio corpo!".
Se lo esclamasse il nostro vicino di casa, non gli daremmo
importanza, a meno che non si trattasse di un obeso, al piano
di sopra e con scarpe pesanti.
Ma questa, di J.P. Sartre (j'existe dans mon corps),
è la chiave interpretativa dell'esistenzialismo
ateo che, paradossalmente richiama la visione della cultura
teologica più attuale, per cui il corpo è rivelazione
della benevolenza divina.
Dopo
la svalutazione subìta ai tempi di Omero, Socrate,
Pindaro e Plotino, i quali lo vedevano come una sorta di zavorra
che impedirebbe allo spirito di soddisfare le sue aspirazioni,
il corpo ritrova la sua unità con l'anima nelle parole
di S. Tommaso:"Anima est unica forma corporis",
che si richiamano a quelle di S. Paolo, il quale definisce
il corpo "tempio dello spirito".
Oggi,
la relazione tra spirito e corpo si sta sbilanciando verso
il secondo dei due termini. La società moderna si offre
ai nostri occhi come uno spettacolo fantasmagorico, che ha
il solo scopo di fare audience. Il "corpo sociale"
usa poi il "corpo personale" scomponendolo
e ricomponendolo nei pixel della videotrasmissione, e lo associa,
come fosse un marchio di fabbrica, ai generi più svariati.
Il
corpo diventa, così, il miglior veicolo per la pubblicità,
poiché esso, da solo, garantisce un risparmio di energia
creativa, potendo essere associabile praticamente a tutto:
un nudo femminile evoca, ora, nella nostra memoria, un'acqua
leggerissima, una colla siliconica fortissima, un orologio
puntualissimo.
In
questa cultura, che utilizza il corpo come un prodotto di
stili di vita opposti, ispirati all'iper-allenamento o all'iper-alimentazione,
perché ciò che è nel mezzo non interessa
né al mercato né ai media, l'esperto della chirurgia
che plasma il corpo (Plasmatevi: www.unilibro.com)
può apparire un demiurgo capace di riequilibrare il
rapporto corpo-mente con tecniche di gran lunga più
veloci (voglio tutto e subito...) di quelle proposte dalle
ultimissime "psicoterapie a base corporea",
che curano la mente manipolando il corpo.
L'uomo
moderno, che può placare tutte le istanze corporali,
grida:"Non vivo più in questo corpo!",
dimenticando che J.P. Sartre, con il corpo che aveva, era
conteso da ammiratrici belle e giovani. Quando l'uomo non
ha più fame, paura e freddo diventa scontento. Lo diceva
Flaiano.
Il
modellamento chirurgico del corpo si attua secondo i due opposti
teoremi del sottrarre e aggiungere, propri dell'arte scultorea,
con strumenti che possono apparire fantastici come quelli
d'un mago. Il demiurgo plastico usa la luce, la spada, la
coppa, la regola matematica per cambiar forma al corpo.
Con
strumenti simili a spade, chiamati ritidotomi,
levighiamo la pelle e modelliamo la silhouette. Filtriamo
il grasso e lo conserviamo per poi reiniettarlo sotto le irregolarità
cutanee, con la luce laser cancelliamo le lesioni pigmentate,
le vene malate, e levighiamo le rughe; le regole matematiche
della cefalometria ci permettono,
infine di formulare previsioni su quella che sarà la
futura forma del corpo: leggiamo nel computer come in una
sfera di cristallo.
Nessuno esita a farsi trasformare in un istrice
per riacquistare la chioma perduta, o a farsi stirare i muscoli
mimici da fili simili a quelli che animano le marionette,
per scaricare una decina d'anni.
L'opera
del chirurgo plastico è, innanzi tutto tesa ad indagare
sui motivi psicologici che inducono il paziente al rifiuto
della sua corporeità. Questo è il lavoro più
lungo e faticoso: interpretare l'immagine corporea
ideale che il paziente coltiva in segreto.
A
noi chirurghi spetta il compito di ridimensionare non solo
il loro corpo, ma anche le fantasie della loro psiche.
PASQUALE
FRUSCELLA
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